Kia Stonic 1.6 CRDi 110 cv Energy – Prova su strada

Nel mondo dell’auto, quest’anno sarà ricordato anche per il boom della tipologia “mini-suv”, auto derivate da compatte di segmento B, rialzate e con una forte connotazione estetica per meglio distinguersi nella tanto decantata “giungla urbana” degli spot pubblicitari.

Al momento in cui scriviamo, la Kia Stonic oggetto della nostra prova è l’ultimo esempio giunto sul mercato, una Urban Crossover (o B-SUV), secondo la denominazione scelta appositamente da Kia, derivante dalla compatta Rio (di cui trovate qui il rimando alla nostra prova).

Le dimensioni sono volutamente contenute (414 cm), a cui fa da contrappunto un passo generoso (258 cm) e un’altezza di 150 cm a tutto vantaggio dell’abitabilità interna.

ESTERNI

La Stonic riprende solo parzialmente alcuni dettami stilistici della Rio, come il frontale o il taglio dei finestrini lungo il montante posteriore, per il resto è visivamente un’altra cosa: se la sorellina può considerarsi discreta, con un pizzico di eleganza ma non una virgola fuori posto, la Kia Stonic punta molto di più sull’originalità; la linea è piuttosto semplice e pulita, perciò è stata resa più incisiva dalla verniciatura bicolore, con una finitura opaca (ricorda molto le carrozzerie wrappate) sulle calotte dei retrovisori, sui mancorrenti e sul tettuccio.

 

Il nostro esemplare, presenta una finitura grigio canna di fucile (Platinum Graphite) con inserti di un arancione tendente al rosso (Tan Orange); questi abbinamenti sono naturalmente personalizzabili e hanno un costo di 1000 euro. Alternativamente è possibile richiedere una normale vernice metallizzata monocolore (600 €) o bianca (300 €).

Anteriormente, oltre al Tiger Nose (finto, ci sono solo due sottili feritoie alla sua base) un po’ caricaturato stile fumetto (a tutto vantaggio di simpatia ed originalità), troviamo i fari con luci diurne a LED (i proiettori invece sono alogeni classici) e fendinebbia con lente poliellissoidale (di solito vengono forniti con la classica parabola senza lente) per la concentrazione del fascio luminoso.

Abbiamo poi come finitura un rivestimento in plastica translucida sotto il paraurti che simula la presenza di una piastra di rinforzo sottoscocca (anche se in realtà non vi è grande protezione, in quanto i baffi del paraurti sporgono parecchio in avanti).

Lateralmente si apprezza la finitura bicolore, il taglio dei finestrini (che sono piuttosto alti) che riprende quello della Rio, e a parte i mancorrenti lucidi sul tetto (portata 75 kg), abbiamo una minigonna sotto le portiere che simula una pedana da fuoristrada. ATTENZIONE, non regge il peso di una persona ed è chiaramente indicato dall’apposita etichetta davanti al battitacco, è un puro elemento estetico.

Dietro la Kia Stonic è caratterizzata da un design pacioso, sembra una Rio un po’ appesantita da elementi decorativi quali le cornici dei fanali posteriori, o la finitura alla base del paraurti a mo’ di finto diffusore (che integra i sensori di parcheggio). In ogni caso, ci è piaciuto lo spoiler generosamente dimensionato, poiché anche su un’auto di questo tipo è possibile fare un buon affinamento aerodinamico, e perché protegge il lunotto dall’imbrattamento durante pioggia e marcia su strade infangate. Il lunotto fra l’altro è abbastanza verticale e contribuisce a migliorare la visibilità; il portellone, che è abbastanza basso rispetto al piano stradale, integra nello stesso cavo la maniglia per lo sblocco ed apertura, e le luci targa. A proposito di targa, è in una posizione che permette di avere una buona estetica del posteriore, ed è protetta dal portellone in caso di neve (che tenderebbe ad imbrattarla e coprirla alla vista).

Per ultimi, i bei cerchi con finitura bicolore in lega, con pneumatici 205/55 R17 che riempiono bene i passaruota e la vista di profilo. Come alternativa sono disponibili solo cerchi da 15” (in lamiera o in lega leggera).

INTERNI

La plancia l’abbiamo già vista sulla Rio e l’avevamo apprezzata: qui confermiamo il tutto, a costo di essere ripetitivi, sia per il design semplice e lineare (che ne allarga visivamente lo spazio a bordo) che per il cockpit ben disegnato e raccolto attorno al guidatore. Apprezziamo particolarmente il volante a calice, di disegno sportivo e con la parte inferiore piatta; la razza centrale, di alluminio scavato, le impunture rosse (di un rosso che in realtà è lo stesso Tan Orange della verniciatura) sulla pelle della corona, sui sedili, e sulla plastica che cinge la leva del cambio, danno un ulteriore tocco di dinamismo.

 

Il quadro strumenti (con display da 3.5”) ha una grafica molto minimale, ma estremamente visibile in tutte le condizioni d’uso, grazie alla retroilluminazione bianca. Meno visibile (come già riscontrato sulla Rio, che è identica) la plancetta del climatizzatore automatico monozona, poiché il display è retroilluminato di rosso e spesso oggetto di riflessi. Se non altro è un comando molto intuitivo, preciso e puntuale.

Bella la plancetta davanti alla leva del cambio, con prese USB, AUX e 12V, e divisa su due livelli (entrambi con tappetino di gomma), dove trova posto anche uno smartphone da 6”. Il cassetto portaoggetti davanti al guidatore ci è piaciuto meno, perché poco profondo e quindi poco capiente: abbiamo faticato a chiuderlo con dentro soltanto il raccoglitore del libretto uso e manutenzione. Un po’ piccole anche le tasche sulle portiere davanti (quelle dietro contengono solo una bottiglietta da 0.5 litri), se non altro vi sono i portabicchieri di fianco la leva del freno a mano, ed un capiente pozzetto sotto il bracciolo centrale. In sostanza, la disponibilità e fruibilità dei vani portaoggetti sulla Stonic è mediocre.

kia stonickia stonic

Dietro abbiamo una presa USB, ma sinceramente avremmo preferito una bocchetta di ventilazione, dato il volume dell’abitacolo più grande di circa il 15-20% rispetto alla Rio.

VISIBILITA’

Telecamera (con linee guida dinamiche) e sensori di parcheggio posteriori non sono più una novità, nemmeno su auto del segmento B e derivate. Ci è piaciuta molto invece la visibilità diretta, con delle finestrature ampie in tutte le direzioni e i montanti molto sottili, soprattutto gli anteriori (che, essendo anche verticali per via del tetto rialzato, risultano ancora più snelli). Dietro, anche senza usare sensori e retrocamera, si vede comunque bene (e si percepisce bene, data la forma squadrata dell’auto) anche grazie ai generosi specchietti retrovisori, e cosa particolarmente gradevole, i finestrini posteriori quando abbassati rientrano totalmente nella sede della portiera. La linea di cintura relativamente bassa (cioè vista dall’interno) aiuta molto la percezione degli ingombri. Nel complesso ottima, uno dei migliori aspetti della Kia Stonic.

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SEDILI

Hanno una forma e una consistenza molto “alla tedesca”, senza fronzoli, eccettuata l’impuntura Tan Orange; fianchetti rivestiti in tessuto bicolore a contrasto non molto pronunciati (ma non ce n’è granché bisogno, vista la guida che la Stonic invoglia a fare, soprattutto rilassata), ma con fondello e zona lombare davvero ben sostenuti. In oltre 80 km di guida su strade di paese e extraurbano non ci hanno mai affaticato, e la posizione che si può ritagliare alla guida soddisfa perfettamente guidatori di tutte le taglie. Ottimo il profilo del reggicoscia, che non affatica mai nemmeno i guidatori più bassi di statura.

 

Dietro abbiamo sufficiente spazio, grazie al passo di 258 cm, per passeggeri alti fino a 185 cm (col sedile parzialmente arretrato). Lo schienale di quelli anteriori non è molto sagomato, ma se non altro è disponibile una tasca portaoggetti su di essi. In larghezza si sta comodi in due, mentre invece in tre, soprattutto se di corporatura non proprio minuta, i viaggi medio-lunghi possono essere affaticanti. Il divano è piuttosto piatto e il passeggero centrale (complice il tunnel di trasmissione ridotto) non è più sacrificato dei laterali. Il vero asso nella manica della Kia Stonic è il padiglione alto pure al posteriore, che permette di sedere a soggetti molto alti senza fare alcuna fatica.

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BAGAGLIAIO

Aperto il portellone (che ha un suono di sblocco davvero rassicurante, un dettaglio da categoria ben più altisonante e che ci ha stupito, fra tutti i dettagli di quest’auto), ci troviamo davanti un bagagliaio da 332 litri dichiarati; con il doppio fondo alzato diventano poco più di 250, se non altro si rimane a filo dei sedili quando abbattuti, e (quasi) a filo della bocca di carico (che fra l’altro, rimane a meno di 70 cm da terra). La forma è molto regolare ma secondo noi poco abbondante in altezza, pur abbassando del tutto il fondello; nel caso, lasciatelo a casa per guadagnare altri 2-3 cm. Poi sotto troviamo un fondo di moquette che copre il ruotino di scorta (optional, 200 €), dei ganci per le reti sui fianchi (in realtà delle aste metalliche inserite in alcuni incavi delle plastiche), un gancetto a centro cappelliera ed un comodo taschino sul fianco sinistro, dove stivare ad esempio un kit di soccorso o il giubbetto catarifrangente (poiché comunque i vani nell’abitacolo non sono molto capienti).

 

La finitura del fondo amovibile è buona e così pure la robustezza, contenute sono le plastiche di sostegno che quindi sporgono poco, mentre ci sono parsi delicati i gancetti e facilmente graffiabile la plastica rigida dei fianchi; qui avremmo desiderato della moquette.

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