Manifesto di Automobilissimo

PASSIONE DI GUIDA, PASSIONE PER LA GUIDA – storie di appassionati (e a volte malati) di motori

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Molto spesso si sente le persone parlare di automobili in grado di appassionare durante la guida, automobili coinvolgenti sia fisicamente che emotivamente, automobili che parlano e dialogano con chi le guida, trasmettendo sensazioni che vanno dalla sportività, con grandi scariche di adrenalina, batticuore e libertà, fino alla tranquillità, alla pace, alla sicurezza ed alla comodità. Queste sono solo alcune delle emozioni che chi è appassionato di auto, e più in generale di motori, è in grado di recepire mentre guida o anche solo guarda un determinato veicolo, sia esso a quattro, a due o anche senza ruote.

…Passione…     

 

classic-car-interior-1452850365klc     …Sensazione

 

…Emozione…     mallorca-738223

Ma cosa significa realmente essere appassionati di qualcosa? Chi si può davvero definire un “malato” di sensazioni legate ai motori? E che cosa DEVE avere (o non avere) un veicolo per trasmetterci queste emozioni?

Purtroppo non esiste e non può giustamente esistere una risposta a queste domande, perché come si può facilmente intuire, le emozioni che qualcosa suscita dentro di noi sono differenti da persona a persona.

La definizione di passione che si può trovare su un dizionario recita: sentimento molto forte, capace di dominare completamente una persona” e ancora “sentimento, coinvolgimento emotivo che produce parzialità

Non è forse questo ciò che prova un vero appassionato di motori? Grazie ai nostri sensi, non siamo forse in grado di essere coinvolti emotivamente guardando o guidando delle automobili?

I nostri sensi…

L’udito, la vista, il tatto ed anche a volte l’olfatto. Questi sono i sensi più usati da un appassionato di auto (diciamo che difficilmente si è portati ad “assaggiare” una vettura per provare il senso del gusto… almeno, solitamente è così!)

Il senso dell’udito da sempre è in grado di risvegliare nell’uomo sensazioni, ricordi, emozioni.

Quante volte ascoltando una canzone siamo ritornati con il pensiero a momenti, felici e non, trascorsi accompagnati a quella musica. Ecco, tutto questo esiste anche nel mondo dei motori.

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Esistono infatti persone in grado di emozionarsi anche solo udendo il suono di un motore, ma le sensazioni che ognuno di noi prova sono differenti: gli amanti dei motori sovralimentati gioiscono al suono di una turbina che “fischia” durante il funzionamento o al suono dello scarico d’aria dato dalla valvola Pop-OFF in rilascio o ancora il suono cupo che riproduce l’impianto di scarico.

Gli appassionati dei motori aspirativecchio stile” invece ritengono impareggiabile il suono di un motore in grado di raggiungere gli 8000, a volte anche 9000 giri (parlando pur sempre di motori automobilistici), con tonalità uniche che rendono perfettamente riconoscibile ogni motore da un altro. Il suono di una vettura da F1, il suono di un V8 o addirittura un V12, il classico scoppiettio (“Bang”) in fase di rilascio e di cambiata di un auto da competizione, il rumore secco e sordo di un cambio ad innesti frontali e molto altro… paradisiaco per chi vive di pane e motori.

Sentire il rombo del proprio veicolo durante la guida può trasmettere emozioni fortissime al guidatore, sentire la meccanica che si muove, che è “viva” sotto di sé, percepire ogni singolo cambiamento dettato da una curva, da un cambio di marcia, da un trasferimento di carico.

“Capire tu non puoi. Tu chiamale se vuoi, emozioni.”

cantava Lucio Battisti nel 1970 e non è forse una frase applicabile anche al mondo dell’automobile?

Esiste poi la vista, che ci permette di ammirare ciò che ci circonda, che ci fa immergere in tutto quello che è attorno a noi, che si tratti di un paesaggio, di un’opera d’arte o di una semplice fotografia. Per chi è “drogato” di motori, la vista è un senso che coinvolge profondamente ognuno di noi. Vedere un automobile dal vivo, o anche solo in foto, permette di provare emozioni e sensazioni simili in alcuni di noi, anche in questo caso in positivo o in negativo. Le linee dalle quali è composta, disegnata, scolpita. Alcune auto non possono essere considerate esse stesse delle opere d’arte? Non per nulla esiste il Museo dell’Automobile di Torino, per fare un esempio, o molti altri siti espositivi riguardanti l’arte nei quali sono esposti anche autoveicoli.

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E poi, una strada di montagna o di collina, un misto stretto guidato, una strada sul litorale di un lago o del mare o in mezzo al verde, oppure una pista, con i suoi cordoli e quel senso di “performance”, di “competizione”.

 

 

 

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Sensazioni inebrianti e cariche di libertà, piene di vita. Vedere la strada scorrere sotto di noi, danzando tra una curva ed un rettilineo snocciolando una marcia dietro l’altra in un movimento sinuoso, elegante e sincronizzato, rendendo ogni viaggio, sia esso per lavoro o per svago, un momento di piacere.

 

 

L’olfatto

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Quel profumo di benzina che ti inebria, l’odore caratteristico degli interni in pelle e radica misto ad olio di un veicolo d’epoca oppure quello di un’automobile appena ritirata dal concessionario, la gomma bruciata lasciata sull’asfalto da un auto da rally durante un tornante spazzolato con il freno a mano, tutte sensazioni molto coinvolgenti per noi “malati”.

 

 

L’aria che si respira facendo un giro nei Paddock di un circuito storico come ad esempio Monza, nel quale un vero appassionato viene catapultato in uno stato misto di ricordi e adrenalina, sentendo i suoni delle auto in pista uniti a quelli delle auto ancora nei box, potendo camminare in mezzo ad essi e lungo la vecchia parabolica dell’alta velocità.

Esperienze a volte “mistiche”

 

bmw-708605_1920E poi ancora, il tatto… Stringere tra le mani un volante, sia esso in pelle, in alcantara, con inserti in radica, non importa. L’importante è sentirlo, tenerlo stretto, con la mano destra che passa dalla corona alla leva del cambio, oppure con le dita che ricercano un paddle per una cambiata. Toccare i sedili, la plancia, accarezzarla dolcemente. Seguire con le mani le curvature della carrozzeria del proprio veicolo: poesia ed anche un po’ erotica, per un vero appassionato.

Se anche voi provate queste sensazioni nei casi appena descritti, beh, penso proprio possiate definirvi degli inguaribili “malati” di motori.

Ma ora torniamo all’altra domanda che ci siamo posti all’inizio di questo “viaggio emotivo”:

cosa DEVE o NON DEVE avere un’auto per emozionare?