Range Rover Velar D300 SE – Prova su strada

Range Rover.

Di per sé, l’articolo potrebbe già finire qui, un marchio storico, una garanzia: è una Range Rover. Ormai da decenni sinonimo di classe, eleganza, regalità e comodità, sia su strada che in off-road.

Che altro c’è da aggiungere? Se pensate che la risposta sia “nulla”, beh, vi sbagliate di grosso!

La risposta corretta è: tantissimo! Sì, perché questa Velar rappresenta un piacevolissimo ritorno ad un nome storico per la casa Inglese (la prima Range Rover Velar è nata nel lontano 1969, poi dall’anno successivo ha assunto la ormai celebre designazione “Range Rover”), ma con un deciso salto in quello che è il 2017, fatto di tecnologia e schermi touch-screen e design.

Come da tradizione Range Rover, siamo al cospetto di quella che è da sempre una regina “tutto terreno” che negli anni ha preferito abbandonare i terreni impervi (che attenzione, può sempre percorrere senza colpo ferire, se si è disposti a sporcarla un po’, ma sarebbe davvero un peccato) per andare a massimizzare quello che è il confort su strada e a bordo.

Velar deriva dall’italiano (e a sua volta dal latino) “velare”, cioè velo, coprire con un velo, che può essere assimilato a viaggiare in silenzio, con i rumori coperti “come da un velo”, veloci, in souplesse, parole che ricorreranno spesso nel nostro articolo.

ESTERNI

Davanti infatti riprende la calandra Range Rover e molto del taglio dei fari, ad essere sinceri potrebbe essere scambiata ad un occhio inesperto per una Range Sport o una Evoque (un po’ più abbondante). In realtà non ha nulla a che vedere con esse, perché vuole creare (all’interno della famiglia) una categoria a sé, e le occasioni non mancano.

L’insieme nel complesso è una linea molto più pura, più essenziale e che ricorda più una concept car o una station wagon rialzata che una SUV pensata per il lusso e il piacere di viaggiare. Lateralmente non ha nervature, pieghe o altre caratteristiche in risalto, eccentuati i passaruota, ma prosegue dal paraurti davanti a quello dietro con una fiancata liscia come lo scafo di una nave. A contribuire a questa sensazione abbiamo le maniglie a scomparsa elettriche (fuoriescono quando si sblocca l’auto, e rientrano alla chiusura o appena si superano i 10 km/h), e cerchi da 21 pollici che secondo noi, oltre al disegno muscoloso, riempiono perfettamente i passaruota e danno la giusta proporzione alla fiancata (per chi volesse, sugli allestimenti top sono disponibili in opzione degli ancor più grandi cerchi da 22 pollici).

 

Davanti alle portiere (e in parte inglobati in esse) ci sono delle modanature che ricordano gli sfoghi d’aria, ed integrano le frecce laterali.

La parte posteriore invece ha una coda alta, più arrotondata rispetto alle sue sorelle Range, Sport ed Evoque, e termina con due fari molto allungati e sottili, collegati da un inserto in contrasto.

Caratteristica è la parte di tre quarti posteriore, con il montante non più “nascosto” dai finestrini e dal profilo del tetto “streamline”: qui abbiamo un padiglione più arrotondato e ben integrato con la coda, mentre lo spoiler sul tetto presenta due grosse fessure per ridurre la resistenza aerodinamica data dallo spoiler stesso (che è piuttosto accentuato per motivi stilistici).

Alla Land Rover, per la Velar è stato dichiarato un cx di 0.32, davvero stupefacente per la vettura e sicuramente ben influenzato dalle protezioni sottoscocca e sigillature aerodinamiche del vano motore. In realtà crediamo che quello effettivo su strada sia leggermente superiore (di 1-2 punti percentuali), ma comunque è poca cosa considerata l’ampia sezione frontale che in buona parte ne vanifica l’affinamento (ricordiamo che la resistenza aerodinamica è data dal prodotto sezione frontale x Cx).

Elementi come rotaie portaoggetti e simili sono parzialmente incassate, anche se avremmo preferito lo fossero totalmente come le maniglie porte e i tergicristalli. Anche i retrovisori, che sono attaccati sul triangolo delle portiere, sarebbe stato più moderno averli con l’attacco sui pannelli stessi; questo avrebbe fatto (leggermente) meglio al Cx e all’imbrattamento da pioggia sui finestrini, ma in ogni caso stiamo cercando l’ago nel pagliaio.

Il nostro esemplare era dotato del tetto apribile in vetro con tendina, e fari Full LED davanti e dietro, dalla grafica molto semplice e raffinata.

INTERNI

Salendo a bordo e ammirando gli interni, sappiate che la qualità Range Rover c’è tutta, e lo si nota ovunque guardiate. Tutto è improntato a coccolare i sensi dei passeggeri con un trionfo di pelle di altissima qualità posizionata praticamente ovunque, alternata ad inserti in vero legno (o in alluminio, carbonio ed addirittura rame) e, come già accennato, schermi touch-screen. Anche se plancia e pannelli porta alti daranno l’impressione di un abitacolo più raccolto, in realtà in larghezza lo spazio è molto buono, grazie ad uno sviluppo orizzontale, con i grandi schermi TFT che dominano il quadro strumenti (12.2 pollici), la parte centrale superiore della plancia (10 pollici orientabile fino a 30°) e sul tunnel centrale (sempre un 10 pollici ed in questo caso il più scenografico dei tre), con tutte le impostazioni del Terrain Response con relative schermate e le rotelle fisiche per il controllo del climatizzatore bizona e del riscaldamento, massaggio e ventilazione dei sedili. Tutti i comandi sono di qualità eccelsa, sia come materiali che come suono di azionamento, soprattutto le leve di frecce e tergi.

 

I sedili sono davvero ben fatti, molto spaziosi e comodi. Sono ricoperti in pelle di ottima fattura e hanno tutte le regolazioni elettriche possibili immaginabili, e non è difficile ritagliarsi una posizione di guida ottima, basta aver pazienza e andare per tentativi con gli 8 movimenti elettrici consentiti da quelle che sono autentiche poltrone e come già accennato, si possono avere riscaldati, ventilati e con la funzione massaggio (con dei lobi rotanti nel fondello e nello schienale). Un piccolo appunto, dovuto alla seduta piuttosto alta dal pavimento del veicolo, è che soggetti di statura sotto il metro e 60 dovranno regolare il fondello piuttosto piatto per arrivare ai pedali senza indolenzimenti delle cosce, dando l’idea di essere un po’ meno sostenuti e contenuti durante le frenate (creando un leggero affondamento e scivolamento in avanti che viene chiamato in gergo “submarining”).

Il volante è imponente, rifinito benissimo con comandi touch-screen e fisici per la regolazione dei sistemi infotainment e di sicurezza di bordo, ed ha la corona con un inserto incastonato, un colpo d’occhio di gran classe. Ovviamente è regolabile elettricamente nelle due direzioni e rivela una chicca: quando spegnete la vettura ed aprite la portiera, volante e sedile indietreggeranno e si alzeranno e abbasseranno rispettivamente per favorire l’uscita dalla vettura. Stessa cosa al contrario avverrà quando si salirà e si accenderà la vettura (con il tasto keyless, obviously).

Dietro lo spazio per le gambe è molto buono, anche se non straordinario (ricordiamo che siamo a bordo di un’auto di 480 cm, non di certo un’ammiraglia in lunghezza e passo come lo è Sua Maestà Range Rover, quella originale). Nessun problema in larghezza a patto di viaggiare in due persone, mentre se si è in tre dà leggermente fastidio il tunnel centrale che è un po’ largo (mentre in altezza è piuttosto contenuto, caratteristica dovuta ad un pianale molto spesso) e tre soggetti di corporatura robusta avranno fastidio con le spalle. In compenso il confort, profilatura e imbottitura sedili, impianto di climatizzazione, sono all’altezza di un lungo viaggio, che all’occorrenza può trasformarsi in un mini cinema grazie agli schermi incastonati sul retro dei poggiatesta anteriori (con cuffie e telecomando di controllo). Un’ulteriore comodità sono gli schienali regolabili e abbattibili, entrambi elettricamente, anche se il comando è incastrato sui lati del divanetto, e sulle prime bisogna andare a tentoni per trovarlo.

velarrange rover velar

La Range Rover Velar ha vani portaoggetti un po’ ovunque: quello classico davanti al passeggero, ben foderato ma poco profondo, portaoggetti e portabicchieri sulla console, un buon pozzetto centrale sotto gli appoggiabraccio centrali (due, regolabili indipendentemente), e dei generosi vani nelle portiere, questi ultimi foderati di morbida moquette e con un profilino in gomma che evita lo sbatacchiamento degli oggetti contenuti.

Infine il bagagliaio, che come da standard su un’auto di questo lignaggio, è ad azionamento elettrico, permette di essere aperto e chiuso oltre che con il tasto apposito sul portellone e sul telecomando, anche (finalmente!) da un tasto nell’abitacolo, a sinistra del piantone dello sterzo. La capienza dichiarata è di 673 litri, in parte però disponibili nel doppio fondo. Con configurazione alzata, siamo a filo della bocca di carico e a filo degli schienali posteriori abbattuti, e si ha un vano di carico molto regolare e soprattutto profondo. L’altezza del vano di carico è circa 70 cm, non pochissimi in assoluto, ma se non altro non è presente la classica ribaltina della Range Rover, assenza che permette di caricare (e soprattutto di scaricare) con maggiore facilità. Completano l’insieme i ganci metallici e plastici per reti e borse, mentre sul nostro esemplare purtroppo mancava l’abbattimento degli schienali dal bagagliaio e il pulsante che permette la regolazione delle sospensioni pneumatiche per l’assetto di carico, abbassando la Velar al minimo. È però possibile fruire di questa opzione attraverso il display centrale nell’abitacolo. Ovviamente anche qui non abbiamo nulla da ridire su materiali di plastiche e moquette, di pregio e molto ben stese.

range rover velar

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Morale della favola? Vi sentirete coccolati come in una SPA, ed anche il peggior traffico della Milano (o Roma, o qualsiasi altra città) dell’ora di punta, vi sembrerà molto più rilassante del solito, accompagnato anche dall’ottimo audio del sistema Meridian di serie sulla versione SE che stiamo guidando.

Tutto ciò ulteriormente amplificato dall’ottima insonorizzazione generale. A bordo si è totalmente esclusi da quelli che sono i rumori esterni, in un clima quasi ovattato, in cui la voce quasi rimbomba nell’abitacolo. Insonorizzazione che continua anche quando, in marcia, si passa su tombini, sampietrini e chiusini vari. Le sospensioni pneumatiche assorbono tutto, senza risultare secche e senza trasmettere eccessive sollecitazioni agli occupanti (anche se ci sono alcuni nei, che vi spiegheremo nella parte di guida) e nemmeno il rumore del motore in piena accelerazione diventa fastidioso. Anzi, il suono del 3.0 6 cilindri a V che ronza sornione nel cofano è molto gradevole, non sembra assolutamente di essere alla guida di un’unità a gasolio ed anche in piena accelerazione restituisce un sound di tutto rispetto, senza mai infastidire anche i passeggeri più pignoli.

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Aprendo il mastodontico cofano (chi scrive è alto un metro e 60, e gli arrivava un palmo sotto il mento) infatti ci si trova alla vista di una bella unità, meno incapsulata rispetto ad altre soluzioni viste su auto simili, grazie alla quale attorno al propulsore gira un po’ d’aria, vista anche la dimensioni del muso della vettura. In realtà però lo spazio utile in corrispondenza di dove serve (coperchi, sonde, filtri, ecc.) è piuttosto risicato, ma bisogna considerare che saranno ben pochi i proprietari amanti del fai da te su questo bel macchinino.

Ad onor di cronaca è giusto dire che esistono altri 2 motori a gasolio, dei 2.0 4 cilindri della serie Ingenium declinati in due diverse potenze, rispettivamente 180 e 240 cavalli. Non abbiamo avuto la possibilità di provarli, ma è nostra opinione che il 180 cavalli (con 430 Nm) ci sembri un po’ sottodimensionato per la mole e le dimensioni della vettura (ricordiamoci che siamo a bordo di un SUV da 4,80 metri e 1959 kg in ordine di marcia dichiarati – oltre 2000 nelle condizioni di prova -) mentre per quanto riguarda il 240 cavalli (500 Nm) pensiamo che la potenza sia sufficiente per muovere la Velar, permettendovi comunque di evitare il superbollo.

Ma… c’è un ma.. siamo a bordo di una Range Rover..  e quindi, sempre secondo noi, la motorizzazione più indicata è quella di questa prova, il 3.0 diesel 6 cilindri da 300 cavalli e 700 Nm di coppia. Il motivo? Sempre lo stesso: Range Rover.

 

È la classe stessa della vettura che ve lo chiede, un SUV come questa Range Rover Velar merita un motore di livello e questo motore è proprio questo 6 cilindri e vi introduciamo alcune motivazioni che poi spiegheremo meglio mano a mano che leggerete questo articolo. In primis, perché ha la coppia giusta per farla muovere in souplesse in ogni situazione possibile e poi perché quando lo si richiede sa tirar fuori una bella grinta che strizza l’occhio anche ai palati un po’ più sportivi; perché comunque consuma il giusto  – e anzi, ci ha piacevolmente stupiti – , perché ha un suono fantastico che ben si accoppia allo spirito di regalità di questa Velar e perché se volete prendere questa Range Rover dovete mettere in conto un bell’investimento economico, quindi tanto vale farlo bene. La Velar secondo noi va presa ben accessoriata (anche se ahimè, il prezzo lieviterà fino a cifre piuttosto alte), ma è quasi un passaggio obbligato, perché una Range Rover va presa completa.

Sì, è vero, ci siamo lasciati trascinare, lo ammettiamo. Questa Range Rover Velar è entrata prepotentemente nei nostri cuori, con il suo design molto accattivante, ricercato e semplice allo stesso tempo, futuristico ma ai giorni nostri. L’avete capito, sarà difficile essere oggettivi, ma cercheremo di esserlo comunque, trasmettendovi le sensazioni stupende che questa vettura ci ha lasciato.

E quindi arriviamo al punto clou: come si guida?

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