Seat Arona 1.0 EcoTSI 115 cv Xcellence – Prova su strada

Come ci è già capitato di dire almeno due volte, quest’anno sarà ricordato per la diffusione di massa delle mini SUV. In pratica si parte da una compatta del segmento B (Ibiza, Polo, i20, Rio, ecc) e si stira un po’, si rialza e si aggiunge una forte caratterizzazione estetica, un tetto bicolore, un montante posteriore con qualche motivo particolare. Et voilà, ecco la B-SUV. L’ultimo prodotto temporale (al momento in cui scriviamo) del processo è la Seat Arona, appunto derivata dalla Ibiza (di cui trovate qui la nostra recensione).

Se permettete, prima di partire con il solito format del nostro articolo, concedeteci di esprimere un’opinione: oltre ad inventare una categoria di segmento che non esisteva (il primo B SUV qual era… la Kia Soul? Chi si ricorda?), sono nate parecchie auto che, sebbene derivate fortemente da auto compatte, hanno sì una certa affidabilità meccanica (per via delle componenti condivise con le sorelline tipo B), ma hanno creato nomi e filoni nuovi per nuovi modelli, una specie di “ricambio d’aria” che una volta tanto fa piacere vedere sul mercato del nuovo, pieno di normali auto che, nei segmenti B e C, si tirano dietro il nome da 30-40 anni e anche sette generazioni. Vero che nome che vince non si cambia, ma la nostra speranza è di vedere, in futuro, medie e compatte sostituite da modelli nuovi, prendendo spunto (e il coraggio) dalla strada aperta dalle B-SUV

ESTERNI

Appena vista in concessionaria (ci abbiamo un po’ giocato sull’inizio del video, lo ammettiamo), questa Arona ci è sembrata davvero un’Ateca, vista da davanti. Un occhio più attento in ogni caso fa un po’ fatica a rendersene conto, perché le dimensioni (larghezza x altezza) del frontale non sono poi così distanti dalla sorellona. Deriva dalla Ibiza, che è lunga 406 cm, ne ha aggiunti una manciata per arrivare a 414, e ad arrivare alla Ateca sono 436, quindi non è proprio tanto più piccola…

 

Il frontale è molto netto, sobrio e classicheggiante (per lo stile Seat, intendiamoci); bisogna proprio mettersi lì, con una Ateca e una Arona (o relative foto) affiancate per rendersi conto delle differenze: la sorellina Arona è un po’ più pura e semplice nelle linee, però al contempo sembra un’evoluzione della Ateca stessa, grazie ad alcune finezze e cromature, o la finitura satinata sotto il paraurti per darle un aspetto off road. Sul nostro esemplare sono presenti i fari Full LED, vanto Seat che avremmo voluto su tutte le versioni, ed invece per motivi di costi di produzione sono sostituiti con normali proiettori alogeni (e pure sulla Xcellence sono optional). La calandra è impreziosita con delle cromature, ma per motivi di design si è deciso di mantenere il cofano motore non a filo con la calandra; il gradino che si forma sarà sì estetico, ma poco aerodinamico. Ci si consola con i tergicristalli che spariscono sotto il bordo del cofano, cosa poco comune ancora oggi (siamo nel 2017), evitando di generare fastidiosi vortici d’aria sul parabrezza (ve ne accorgerete per l’imbrattamento da pioggia in autostrada).

Giriamoci sul lato, ed ecco che ricompare la Ibiza, con lo stesso andamento dei finestrini (soprattutto quello piccolo in coda), gli specchietti con attacco sulla portiera e non ad altezza montante e scalfature sul fianco. Siccome il corpo vettura è più alto, sembra un’Ibiza stirata sull’altezza, ma a mitigare l’effetto contribuiscono i fascioni di plastica sottoporta e l’inserto satinato sul montante, che un poco nascondono la sensazione di verticalità. L’inserto satinato tra l’altro ha una X stilizzata che indica l’allestimento del nostro esemplare, l’Xcellence.

Il tetto ha dei mancorrenti satinati (solo su questo allestimento), e delle nervature che lo percorrono per tutta la lunghezza; sebbene contribuiscano a rendere più rigido il pannello del tetto (e quindi a ridurre il rombo, il “temporale” nell’abitacolo dovuto alle vibrazioni), ad alte velocità creano qualche refolo aerodinamico (accentuato dai mancorrenti stessi) e in sostanza sono a solo scopo estetico.

Dietro… è proprio un’Ateca: le linee sono identiche, solo le proporzioni cambiano nel senso che è più stretta ed alta, e ha un immenso fascione nel paraurti al posto del plasticone nero della sorella maggiore; della Ibiza, dietro non riprende quasi nulla, e a vedere lo scalino tra il lunotto e il portellone del bagagliaio, l’insieme appare un po’ decostruito, sembra un richiamo alla Fiat 500. I fari dietro sono a LED, eccezion fatta per retromarcia e retronebbia che hanno la lampadina a bulbo (un giorno capiremo la ragione…).

A completare la cosa, abbiamo dei cerchi da 17 pollici di un disegno piuttosto elaborato, bicolore e con un motivo rettilineo che ricorda un po’ quelli visti sulla Ibiza; calzano pneumatici Pirelli Cinturato P7 nelle dimensioni 205/55.

INTERNI

Saliamo a bordo e… ecco la Ibiza; ah no, siamo più in alto, ma davvero qui è stata presa la plancia e avvitata sulla nuova scocca senza cambiarla di una virgola; niente che ricordi la Ateca (e onestamente, meglio così: la sua plancia derivata da quella classica della Leon, mostra un po’ il peso degli anni ed uno stile troppo posato). Perfino il quadro strumenti, il volante e il tessuto della parte centrale dei sedili sono identici a quelli della sorella minore.

“Oltre alla modanatura di plastica che la percorre e prosegue sui pannelli porta, l’intero design orizzontale ha permesso di allargare l’abitacolo visivamente (più un contributo reale dato dagli interni portiere più sagomati e il pianale più largo)” avevamo scritto della Ibiza. Adesso, non abbiamo così tanta autostima da citarci per vanto, ma il discorso è identico.

Cruscotto pulito, largo, semplice nel design e leggermente orientato a favore del guidatore; strumentazione classica, di una visibilità ottima in qualsiasi condizione di luce, schermo touch da 8” (sulla Xcellence) che gestisce un davvero bell’infotainment, plancia della leva del cambio importante, clima bizona raffinato e bocchette di aerazione piccole. In quattro righe vi abbiamo raccontato un’altra volta l’interno della Ibiza… pardon, Arona.


 
 

Il clima bizona ha la bellissima caratteristica di avere i sedili riscaldabili (fanno parte del Winter Pack, 350 €); li abbiamo già visti su auto più economiche, però ad essere sinceri non è così scontato averli sulla categoria, e chi li proverà almeno una volta d’inverno dopo aver lasciato l’auto all’aperto, ne capirà il perché diamo loro così tanta importanza.

Il comando luci, è sempre troppo in basso a sinistra del volante, e va cercato a tentoni. Il comando del cruise, rispetto a quello della Ibiza, ha una levetta separata dal devioluci, e ha risolto perfettamente tutti i problemi di fruibilità che avevamo evidenziato sulla Ibiza; piuttosto piacevole, anche se un po’ macchinoso da usare, il comando del cruise adattivo per regolare la distanza (consigliamo sempre di abbondare con quest’ultima, non tutte le strade hanno asfalto nuovo e… asciutto).

Poi abbiamo la cornice della leva del cambio, con vano di ricarica induttiva, tasto di accensione keyless (o Kessy, come lo chiama Seat), disattivazione start&stop, sensori di parcheggio anteriori e il tasto per ridurre lo sforzo al volante (che su Ibiza non c’era) … secondo noi, farà comodo non solo alle signore, specie in mezzo alla città.

Notiamo con un po’ di rammarico, aprendo il cassetto portaoggetti, che Seat (e il gruppo Vw in generale) continua ad obbligare l’uso di DVD per il sistema di navigazione. Vi sono anche due slot per schede SD, ma integrarne l’attacco nell’autoradio e rimuovere dal cassetto il pesante lettore DVD avrebbe permesso di recuperare 3-4 litri, per un cassetto che come al solito è risicato (e anche un po’ troppo semplice come fattura). Vi sono altre tasche portaoggetti nelle portiere, che permettono di contenere bottigliette da mezzo litro, ma sono un po’ strette, i portabicchieri di fianco la leva del freno a mano, una taschina con presa 12 V subito dietro (quindi lo smartphone dovrete infilarlo per forza nel portabicchieri) e un vano foderato di moquette sotto il bracciolo centrale, anch’esso risicato. Niente portamonete, niente barattoli per contenere piccoli oggetti.

I sedili, diamo la riconferma scontata che sono alla tedesca, perfetti come regolazioni per le varie taglie; data la categoria e il prezzo del veicolo avremmo preferito avere anche la regolazione lombare del sedile conducente, però se non altro hanno un buon sostegno. Dietro lo spazio per gambe e testa c’è, ci si accede anche piuttosto bene a dispetto del passo, ma è un divano per due persone, se affrontate lunghi viaggi. Il terzo passeggero sarebbe stretto di spalle, con la seduta corta e mal profilata, e poco spazio per i piedi a causa del bracciolo centrale che sporge molto all’indietro. Ci sarebbe stata bene anche una bocchetta (ci sono per i piedi), ma comunque il volume dell’abitacolo si ricircola facilmente e, rispetto alla Ibiza, si gode di una piacevole ariosità. Presenti, sebbene ridotti all’osso, i tre poggiatesta posteriori.


 
 

La visibilità è stata uno dei pregi della Ibiza, e qui riconfermiamo: davanti i montanti sono sottili e soprattutto l’attacco degli specchietti non disturba; i finestrini sono più alti, si è seduti più in alto e in generale lunotto e finestrini di coda sono più ampi. A corredo, una buona telecamera a colori per le manovre (con linee di traiettoria) e sensori di parcheggi anteriori e posteriori. E una lunghezza di 414 cm e una forma squadrata dell’auto in pianta che consentono di fare manovre davvero facili facili.

BAGAGLIAIO

Il nostro esemplare ha il doppio fondo; guadagna circa 50 litri (per complessivi 400 dichiarati, noi stimiamo siano una trentina in meno) rispetto alla Ibiza perché di maggiore altezza, e rimane discreto (poco più di 250 litri) a doppio fondo alzato; quando è abbassato il volume è molto buono; meno la forma per via dei supporti in plastica del fondo che sporgono; idem sporgono anche i ganci di fissaggio (quelli richiudibili sarebbero stati benvenuti), ma sono presenti delle fascette elastiche sui lati e comunque la moquette e le plastiche sono di buona fattura ed accoppiamento.