Suzuki Swift 2017 1.0 Boosterjet S Hybrid Prova su strada

La Suzuki Swift è uno dei modelli più longevi della casa giapponese: nasce nel 1983, e a parte la prima serie destinata ai mercati asiatici e americani, in Europa ed Italia è conosciuta come un’utilitaria ad un buon prezzo e prestazioni frizzanti: Swift in inglese significa “rapido” e negli anni ha sempre confermato la sua agilità alla guida, la verve dei motori e (purtroppo o per fortuna) l’abitacolo raccolto e sportivo.

ESTERNI

L’ultima serie (la sesta) deriva in parte il suo stile dalla quarta generazione del 2004; attraversando la quinta (che riproponeva lo stesso design più affinato), si giunge a quella di oggi che mantiene le stesse forme, ma presenta alcuni stilemi dell’ultimo corso stilistico Suzuki, come la grande griglia frontale, e in generale obbedisce a quelli che sono dei dettami ormai adottati da un po’ tutte le utilitarie entrate in produzione negli ultimi due anni: non stravolgere lo stile, ma semplicemente affinarlo, aggiungere cromature (cadute un po’ in disuso nell’ultimo decennio) e sacrificare alcuni dettagli sportivi per rendere il tutto più elegante e maturo.

La grande griglia frontale, che secondo la casa giapponese verrà presto adottata su altri modelli in fase di sviluppo, racchiude anche la fascia centrale del paraurti e il portatarga, per unirsi alla presa d’aria inferiore. Nel motivo a nido d’ape (specifico dell’allestimento S, del nostro esemplare, e della Top, le altre hanno dei listelli orizzontali con un motivo ondoso) sinceramente stona un po’ la plastica di copertura del radar anticollisione della frenata assistita, ma alla fine è un dettaglio che si paga in virtù della sicurezza (e che sicurezza! Ne parleremo dopo…).

 

Ve la ricordate la Swift del 2004, giusto? Che aveva montanti anteriore e laterale verniciati di nero per congiungere idealmente parabrezza e finestrini? Qui è uguale, è stato mantenuto lo stesso stile, con oltretutto il montante anteriore molto verticale ed arretrato, che oltre a fare un po’ effetto Mini Cooper, migliora in modo notevole la visibilità di ¾ anteriore, e aumenta il volume dell’abitacolo davanti alle teste di guidatore e passeggero. Il parabrezza verticale fra l’altro si è dimostrato un optimum per la ridotta insolazione quando si ha il sole a picco, e (permetteteci di dirlo) ne rende più facile la pulizia dall’interno. Ovviamente un angolo ridotto del parabrezza aumenta leggermente il cx, che Suzuki non dichiara, ma come vedremo in seguito dalle nostre prove, il consumo non sembra risentire di questo fattore.

Andiamo pure avanti: davanti abbiamo dei fari a LED a livellamento automatico, che Suzuki ha brillantemente deciso di adottare di serie in alcuni allestimenti (Top ed S), e grazie alla luce molto fredda (circa 5000 K), se ne apprezzano davvero i benefici su strada, non solo di notte. Un consiglio, se viaggiate spesso durante le ore buie, prendete una delle versioni che li monta, perché su Easy (base) e Cool (media) non sono disponibili nemmeno a richiesta. Di serie invece le luci diurne Led, integrate nel faro o separate, a seconda dell’allestimento.

Sul laterale abbiamo una linea piuttosto pulita, ma coi parafanghi piuttosto sporgenti e voluminosi. Questi possono però essere riempiti al massimo con delle ruote da 16 pollici (di misure 185/55), poiché comunque ci troviamo su di un’auto le cui dimensioni sono a metà tra un’utilitaria ed una segmento B.

Nuove per la Swift, ma già ampiamente adottate da altre auto, la maniglia posteriore integrata nel montante, o meglio al posto del vetrino laterale sul telaio del finestrino. E’ incorniciata da una plastica ruvida che prosegue sul montante e si raccorda idealmente col lunotto, dando un’idea di “floating roof” (tetto sospeso, come già visto su altre auto tipo Nissan Micra del 2017, o la Lancia Delta del 2008).

Dietro abbiamo una coda meno raccolta rispetto che in precedenza, con i lati piuttosto pronunciati e invece la sezione del padiglione più rastremata, un design che ricorda leggermente la più piccola Celerio, e che permette di avere una bocca del bagagliaio più larga. I fari posteriori cambiano grafica e tecnica a seconda dell’allestimento (lampadine su Easy e Cool, a LED su Top ed S), mentre invece al centro del paraurti troviamo (e anche qui, dettaglio molto “Mini”) il faro rosso del retronebbia. Lo spoiler del lunotto è molto discreto, a confronto con quanto visto su altre auto, a riprova che in Suzuki si è badato alla funzionalità senza calcare troppo la mano di estetica.

Se vi chinate a guardare il sottoscocca invece, troverete che il vano motore è completamente sigillato, con un rientro apposito per svitare il tappo della coppa dell’olio senza dover smontare mezza macchina. Anche dietro, dove c’è la vasca della ruota di scorta, è stato applicato un piccolo pannello di plastica con la funzione di scivolo verso il paraurti. A riprova che, a dispetto del parabrezza verticale, un buon 40% dell’efficienza aerodinamica si può tirar fuori da sottoscocca e passaruota. Bene Suzuki, molto bene.

suzuki swift suzuki swift s

Aggiungiamo un dettaglio: la Swift della nostra prova è stata modificata aftermarket nella verniciatura bicolore, un Grigio Londra con tettuccio colorato di rosso, un abbinamento non disponibile a listino (che comunque è piuttosto variegato) ma che secondo noi dona al nostro “esemplare unico cremonese”.

INTERNI

Rifacciamo la domanda: ve la ricordate la vecchia Suzuki Swift (soprattutto la quarta, la quinta a confronto viene ricordata molto meno) con pannelli spogli, cruscotto, e finiture molto semplici? Qui, sebbene non si raggiungano, per materiali e finiture, livelli da auto premium, la sensazione è comunque molto buona: l’intera plancia è stata profondamente ridisegnata, e sebbene lo stile appaia molto lineare e senza grossi fronzoli (e quando mai Suzuki ha dato importanza ai fronzoli…), nel complesso l’impostazione è molto ben fatta e di una discreta eleganza.

 

E’ sparita la console centrale a sviluppo verticale della precedente versione, sostituita da un più compatto mobiletto con due bocchette di aerazione tonde e in bella vista il grosso display dell’infotainment. Per chi non l’avesse già visto, ne abbiamo trattato già nella prova della Suzuki S Cross, Baleno ed Ignis (sia negli articoli che relativi video). Di questo basti dirvi che ha connessione Apple Car Play, Android Auto, MirrorLink e navigatore. E funziona egregiamente. Ma non è per questo che si sceglie una Swift

suzuki swift sport

Davanti al guidatore, abbiamo un volante del tipo a calice, con la pagnotta piccola e rotonda, uno stile (vincente) già visto nelle auto dell’ultimo anno e che da lì fa cominciare la sua idea di sportività. Non avrà il mirino sulla corona, ma sotto è tagliato…

Gli strumenti hanno una buona visibilità, tranne che in alcune condizioni di luce a causa della forma a cilindro tagliato in diagonale in cui sono inseriti, sia per il fondo leggermente lucido. In compenso il display centrale LCD da 4.2” del computer di bordo si vede bene in ogni caso, e fra i menu disponibili permette anche un quadrante G-meter per l’indicazione istantanea delle accelerazioni raggiunte dalla Swift durante la marcia, un quadrante per l’erogazione di potenza e coppia, il flusso di potenza tra motore, ruote e batteria supplementare ed uso di acceleratore e freno. Un riassunto dei valori viene invece mostrato quando si spegne il motore, insieme ai dati numerici (velocità media, tempo di viaggio, consumo medio ecc) dell’ultimo tratto percorso. Questi dati però, ad essere pignoli, vengono mostrati al guidatore per un tempo troppo breve prima che il quadro si spenga in automatico, e inoltre abbiamo notato che, durante la marcia, l’indicatore a barre del consumo istantaneo non dà un’idea precisa del valore ma un ipotetico range, di difficile stima per via della graduazione della scala.

Questa nuova Swift ha l’avviamento a pulsante, con chiave Keyless (o meglio, chiaviintasca, come lo chiama Suzuki) che però se tenuta nella portiera in alcuni casi non veniva agganciata dal sistema, e una bella schiera di programmini di controllo per la sicurezza attiva:

  • Indicatore di superamento corsia (denominato da Suzuki “guidadritto”), nelle nostre prove è stato di una solerzia incredibile, ha segnalato in modo impeccabile ogni passaggio sulla linea, perfino con strisce intermittenti e anche una frazione di secondo prima di superarle. La segnalazione avviene tramite lampeggiamento dell’apposita spia e con una vibrazione sul volante.
  • Rilevatore di stanchezza “restasveglio, che sopra i 60 km/h rileva il movimento a zig zag (tramite le strisce orizzontali di corsia) e oltre al lampeggio spia, emette un segnale acustico.
  • Rilevamento distanza di sicurezza “attentofrena: ne abbiamo avuto bisogno solo una volta, e com’è giusto che sia, è stato tarato prudente per segnalare quando ancora la distanza era tale da non richiedere una frenata al 100% della potenza.
  • Abbaglianti automatici, da 40 km/h se attivati, si regolano o disattivano in automatico in presenza di altri veicoli (tramite rilevazione con la telecamera dietro il parabrezza).
  • Cruise control adattivo (ACC –Adaptive Cruise Control): è forse la migliore comodità che si può trovare su un’auto di questo livello, e permette inoltre di impostare la distanza di sicurezza (consiglio: siate sempre un po’ abbondanti anziché scarsi, ricordatevi che il fondo stradale se sconnesso o umido, aumenta considerevolmente gli spazi di frenata – a patto che teniate gomme, freni e sospensioni perfettamente curate…-).
  • Start e stop (disattivabile manualmente), che si è confermato piuttosto silenzioso in riavvio, grazie alla buona spinta del motore elettrico supplementare, che figura anche come motorino di avviamento.

Da citare inolte:

  • TPMS, monitoraggio della pressione pneumatici.
  • accompagnami”, in altre parole la funzione follow me home che tiene accesi i fari per alcuni secondi dopo la chiusura dell’auto

I principali sistemi di ausilio alla guida (che abbiamo identificato per la particolare denominazione), fanno parte del pacchetto Occhiodilince (AFDS – Advanced Forward Detection System), di serie su Top ed S, e solo per questo meritano il nostro plauso, perché sulla questione sicurezza attiva, Suzuki ha fatto passi da gigante e ne ha esteso senza esclusioni la presenza a bordo di tutta la sua nuova gamma, anche delle utilitarie come Ignis e Swift.

Abbiamo poi, di serie sul nostro allestimento, un clima monozona automatico che ha fatto senza problemi il suo dovere, dal design molto semplice ma alle volte un pochino ingannevole per via dei tasti piccoli e del tondo centrale che fa supporre ci sia una rotella di regolazione. Il piccolo schermo fra l’altro è poco illuminato di giorno, e in alcune condizioni di luce era quasi impossibile vederlo. Per il resto gli azionamenti sono ben fatti, con le manopole leggermente rumorose ma dagli scatti così definiti che è impossibile sbagliarsi. Manca la bocchetta posteriore, ma se non altro il volume di aria da trattare nell’abitacolo è piuttosto ridotto e il clima ha una ventola sufficientemente potente. Dietro, sul lato sinistro, la bocchetta dei piedi è piuttosto piccola a causa dell’ingombro della batteria ausiliaria.

Nella nostra disamina, abbiamo trovato altri due punti a favore: una presa USB e AUX, e 12 V nel mobiletto davanti la leva del cambio, e i sedili riscaldabili (solo i fondelli) per guidatore e passeggero. Non ci stupiamo più perché è la quarta Suzuki che proviamo con tutto questo ben di Dio, e secondo noi (come diremo più avanti) è la dotazione uno dei suoi maggiori punti di forza.

ABITABILITA’

La Swift per contro non ha particolari meriti nei vani portaoggetti. Quello principale è piccolo (come d’altronde ci si deve aspettare da un’utilitaria), e nella norma sono le tasche delle portiere, che hanno tra l’altro una sede per bottiglie da mezzo litro (anche dietro). Piuttosto comodo il portaoggetti davanti la leva del cambio, corredato di portabicchieri ma un po’ piccolo se ci si mette anche chiavi, telefono e portafoglio. Ci sarebbe una piccola vasca sotto la leva del freno a mano, ma è meglio non usarla, una piccola tasca proprio dietro la leva, per monete o piccoli oggetti e fruibile anche a chi siede dietro, e una tasca cucita sullo schienale del sedile passeggero. Se ci fosse stato il bracciolo centrale, avremmo raggiunto l’apice di dotazione nella sua categoria.

 

E’ interessante notare come i sedili, fra l’altro di disegno molto semplice e quasi al limite del banale, abbiano un’imbottitura piuttosto morbida ma non stanchino molto anche in un lungo viaggio. Non sono molto profilati ma la cedevolezza del fondello permette di “incastrarsi” un po’, e quindi di avere un trattenimento migliore in curva. Davanti le regolazioni non hanno problemi, c’è spazio ovunque anche in larghezza, sebbene l’abitacolo non sia amplissimo.

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Una cosa che ci è piaciuta poco è la regolazione dello schienale tramite levetta e non manopola, che rende davvero scomodo trovare la giusta inclinazione. Oltretutto la molla di richiamo per alzare lo schienale è molto lasca, e per essere più rapidi occorre alzarsi, afferrare il sedile con la mano e la levetta con l’altra, e regolare manualmente. E’ un difetto che abbiamo già trovato su tutte le Suzuki e crediamo che, investimento iniziale a parte, adottare un sistema a manopola abbia gli stessi costi di produzione (e una migliore soddisfazione dell’utenza).

Dietro invece abbiamo uno spazio discreto per le gambe (solo se si è alti più di 1.80 davanti comincia a scarseggiare spazio per le gambe di chi sta dietro), quanto che l’omologazione per cinque persone costringe i tre occupanti dietro ad avere poco spazio per le spalle, e in ogni caso si resta scomodi sulle lunghe tratte. Con persone di taglia media davanti e dietro, consideriamo buona l’abitabilità per quattro, il quinto passeggero è da portare solo in caso di necessità. Complessivamente riteniamo discreto lo spazio a bordo, anche per via delle forme della carrozzeria.

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