Tutto il mondo (auto) è tedesco

Ogni giorno, ci troviamo circondati di articoli in cui vengono descritte e presentate nuove vetture, siano essi scritti su dei blog, linkati attraverso post di Facebook o scritti su testate giornalistiche. Bene; quante volte, leggendo nella sezione “commenti”, troviamo persone che sostengono che l’auto in questione “copi” elementi dal design di altre auto? Molto spesso. Diciamo che ormai ci si stupisce nel caso in cui questi commenti non ci siano. Ma se ci fate caso, quasi tutti rimandano sempre vetture tedesche.

“Il posteriore è identico alla Audi!!”

“Ah, a copiare la Mercedes sono tutti bravi”

“Il taglio laterale è BMW! A creare una macchina copiando BMW/Audi/Mercedes ce la faccio anche io”

La riflessione quindi sorge spontanea, per lo meno a me. Perché tutti i designer “copiano” le tedesche? E poi, le copiano davvero o sono obbligati ad avere determinati canoni stilistici? O è solo una nostra impressione?

In questo articolo, ho cercato di esprimere una mia idea a tal riguardo, senza ovviamente avere l’intento di attaccare o sminuire il lavoro dei designer, ma solo per permettere ad altre persone, come me, di riflettere su questo argomento molto spesso teatro di scontri verbali (a volte anche molto duri, il che è ridicolo, permettetemi di dirlo).

La prima cosa in assoluto da dire è una banalità, ma che molto spesso viene ignorata: de gustibus non disputandum est. Per chi non mastica il latino, la traduzione letteraria è “i gusti non si discutono”. Perché è così, ognuno ha le sue preferenze, e nessuno può dire che non sia così (anche se molti leoni da tastiera tutto ciò sembrano non capirlo).

L’obiettivo è quindi quello di esprimere giudizi in piena libertà, in tranquillità e nel rispetto delle persone. Giudizi senza pregiudizi.

Partiamo da un esempio palese, di un’auto ormai molto conosciuta e pubblicizzata: l’Alfa Romeo Giulia. La maggior parte delle persone ha subito attaccato il centro stile Alfa Romeo perché “La vista di ¾ posteriore è identica alla Bmw serie 3!! Copiona!” ma è vero? Sì, ma anche no.

Mi spiego meglio: la vista di ¾ posteriore è indubbiamente simile alla BMW Serie 3 (attenzione, in seguito vi spiegherò un piccolo “segreto” riguardo questa linea, che non so se farà effettivamente piacere a coloro che tacciano la Giulia di essere la copia della serie 3 F30). Comunque, si poteva evitare questa soluzione? Secondo me no. Perché alla fine, i designer hanno la vita molto dura. Una berlina, per essere vendibile ad un vasto pubblico, deve avere personalità, un bel design, ma dalle linee convenzionali! Cosa si intende affermando ciò? Che le linee dovranno essere “standard”, 3 volumi con cofano più o meno lungo (attenzione alla sicurezza attiva e passiva e all’urto con i pedoni), parabrezza inclinato (per favorire il Cx e diminuire la resistenza, cercando nel frattempo di aumentare la visibilità con montanti sottili), linea di cintura rastremata verso la coda (occhio a non avere finestrini troppo piccoli, pericolo claustrofobia), con il tetto spiovente (ma non troppo per non diminuire il confort dei passeggeri posteriori) che si raccorda con il portabagagli, con linee curve, morbide (per favorire i flussi aerodinamici e diminuire i consumi e la rumorosità). In tutto ciò, la linea deve essere appunto di gradimento per la maggior parte dei possibili clienti, quindi niente linee o soluzioni troppo azzardate, futuristiche o particolari (perché che ci crediate o no le auto sono fatte per essere vendute).

Anche perché ormai l’aerodinamica la fa da padrona. Tutto è rivolto, come appena menzionato, alla ricerca di un Cx ottimale, sempre più basso, ma che permetta al contempo di mantenere una linea abbastanza tradizionale e di grande diffusione (e, che lo vogliate o no, questo implica anche piacere ad un pubblico più vasto). Come tutti sappiamo, l’aria tedesca è uguale all’aria americana e a quella asiatica (smog a parte, ma l’obbiettivo di queste ricerche è proprio quello di diminuirlo il più possibile abbattendo i consumi). Potreste controbattere dicendo che se si puntasse all’aerodinamica ottimale, si possono ottenere valori di Cx e consumi molto più bassi, e tutto ciò è assolutamente vero (ricordiamo la Volkswagen XL1, auto da 1l/100 km, secondo il dato dichiarato, oppure la Toyota C-HR).

design volkswagen

In generale basta guardare tutte le nuove concept improntate al risparmio di carburante, per notare linee molto particolari, soluzioni a volte anche azzardate, ed infatti la maggior parte di queste rimane, purtroppo, un puro esercizio di stile.

Le case stanno iniziando però a capire che alcune soluzioni possono essere inserite nella auto di serie, creando concept di serie (avete presente la BMW i8? Credo proprio di sì), oppure con soluzioni di adattamento delle vetture di serie con versioni a basso consumo come Golf e Polo BlueMotion che, con un accurata calibrazione della centralina e piccole soluzioni estetiche votate all’aerodinamica, permettono di migliorare un po’ i consumi, oppure vetture ibride (Toyota in questo è stata da sempre all’avanguardia, con la Prius che ha inserito e sviluppato questa soluzione già dal 1997, inizialmente per le vetture vendute in Giappone e dal 2000 in tutto il mondo. tecnologia che al giorno d’oggi ricopre quasi tutta la gamma).

Ibride che stanno iniziando a diffondersi anche nelle altre case automobilistiche, come nel caso della Suzuki Baleno da noi provata e che, grazie all’ausilio di motori elettrici, permettono di aiutare i consumi senza dover osare troppo con soluzioni aerodinamiche che possono minare l’abitabilità o il design.

Capite però come con tutti questi “paletti” estetici ancora in auge, la possibilità di differenziarsi è molto risicata. Di conseguenza, soprattutto nella linea di ¾ posteriore e posteriore, le auto si somiglieranno sempre un po’.

Prendiamo un altro esempio, la nuovissima Kia Stinger (di cui trovate il nostro articolo). Se la guardiamo posteriormente, non è forse molto simile alla Audi S7? 4 scarichi ovali, linea mista tra coupè e berlina nel taglio laterale.

Ma non è anche un po’ BMW serie 5 GT? E la nuova Opel Insignia?Di conseguenza questo vuole anche dire che la Audi A7 è simile alla BMW serie 5 GT. Il che è anche ovvio sotto un certo punto di vista, essendo dirette rivali di mercato… Come si suol dire, tutto il mondo è paese.

Ma su una cosa secondo me è d’obbligo fermarsi a riflettere: perché i paragoni vengono sempre fatti con le tedesche e non ad esempio con le coreane? O con le Giapponesi? O le italiane?

L’ipotesi che a me pare più plausibile è una: lo status symbol. BMW, Audi, Mercedes, per quanto a volte vengano criticate, sono le auto che la maggior parte di noi sogna, che vorrebbe poter guidare, avere nel proprio garage. Icone di lusso, sportività, comodità, eleganza. Chiedete a chi volete, alla domanda “Qual è la berlina, la station o il SUV che vorresti avere?” quanti secondo voi risponderanno citando una casa automobilistica che non sia tedesca? Onestamente, non penso siano molti (sisi risparmiatemi il commentino sulla giulia o sul deltone).

E di conseguenza, se le tedesche sono il sogno delle persone, il punto di riferimento del mercato, non è anche altrettanto ovvio che ogni casa automobilistica punti a quello stile? Per dei semplici motivi, quali piacere ad un pubblico vasto, attirare persone verso di loro e cercare di “sfidare”, di “battere” queste blasonate auto teutoniche tanto ammirate e tanto inarrivabili. Ebbene, tutta questa sfida, questa “guerra” tra marchi, ha portato per noi guidatori ed appassionati di auto, un grande vantaggio.

Una gran vastità di modelli di alto livello tecnico, di assemblaggio e materiali… Non è per essere ripetitivo ma basta vedere la nuova Alfa Romeo Giulia, la Kia Stinger, la Opel Insignia, e così via… Auto che nel giro di pochi anni hanno fatto salti da gigante, nel tentativo di sconfiggere il terzetto Audi, BMW e Mercedes. Alcuni hanno fallito, ricordiamo purtroppo dei giganteschi bluff anche in casa nostra, con la Lancia Thesis, la Lancia Thema (alias Chrysler 300C ricarrozzata, secondo me un gravissimo errore da parte di Fiat, che ha spacciato per italiana un’auto che non lo era, con un prezzo molto elevato e minimamente non all’altezza della concorrenza come finiture, interni, assemblaggi ecc.), ma alcuni hanno colpito nel segno, con un enorme successo (indovinate? Sì, esatto, Alfa Romeo Giulia, bravissimi!)

Se ben ricordate, prima vi avevo anticipato che c’è un piccolo segreto da svelare riguardo la nuova berlina del Biscione: ebbene, ve la ricordate l’Alfetta del 1972? Allora andate a guardarne il montante posteriore, perché la Giulia odierna prende da lei l’angolo finale del finestrino, e non dalla teutonica F30 (quello è il gomito di Hofmeister che, se proprio vogliamo vederci un altro paragone, è molto simile al Saab Hockey Stick…).

alfa romeo alfetta 1972alfaromeo alfetta 1972

Alfa Romeo Giulia Blu

Ma, alla fine di tutto questo discorso, quali sono le conclusioni alle quali possiamo giungere?

Beh, che le auto alla fine, si somigliano un po’ tutte, è innegabile, ma al contempo inevitabile perché ci sono motivazioni alla base di tutto ciò che non permettono tutta questa differenziazione e libertà nel design, e che se un auto è di successo per il pubblico, giustamente verrà anche presa come spunto da altri designer, è la legge del mercato. Ricordate però una cosa fondamentale, ritornando alla “guerra” Alfa Giulia vs BMW Serie 3 F30: come già dimostratovi prima, ogni casa, per quanto tentata di copiare il successo di linee delle rivali, prima di tutto copierà sé stessa, da ciò che è il suo passato (a maggior ragione se glorioso).

di Andrea

foto: NetCarShow; ToyotaUKBlog; Gigleur.it; AutoEvolution